Autore: Bettina Banchini

Marc Schmieder & Jacquila – Hide and Seek

Marc Schmieder è un giovane musicista e produttore tedesco, di grande sensibilità e con un ottimo gusto sia per la scelta dei suoni che per le atmosfere che crea, brani strumentali coinvolgenti ed eleganti ma questa volta ci propone, per la prima volta, un brano cantato. La voce è quella di Jacquila, una voce delicata e genuina che ben si adatta allo stile di Marc, il risultato è quindi un duo convincente ed espressivo. La canzone è “Hide and Seek” e la potete ascoltare su tutte le piattaforme digitali.

E’ interessante e faticoso il processo creativo di questa canzone, ecco le parole di Marc che lo descrivono:

Lascia che ti parli del processo di produzione di “Hide and Seek”: È iniziato a settembre 2020 quando Jacquila mi ha fatto visita a Münster, in Germania, per un lungo weekend. L’obiettivo era iniziare a scrivere una canzone insieme. Dopo alcuni giorni avevamo già idee per la struttura della canzone, i testi e le melodie vocali e abbiamo registrato con il titolo provvisorio “Poppy like Popcorn”. Poi c’è stata una pausa di 2 mesi (dove ho lavorato su Steeldrum Eclipse) e all’inizio di gennaio 2021 abbiamo ripreso in mano la canzone e l’abbiamo perfezionata lavorando online. Dopo che i testi, le melodie e la maggior parte degli strumenti sono stati fissati abbiamo registrato le voci.. L’ultimo passo è stato un mese di messa a punto dei suoni, registrazione di strumenti fisici e orchestrazione di archi e ottoni in modo che tutto si adattasse alla voce nel modo migliore possibile. Mixare questa canzone è stato probabilmente il carico di lavoro più massiccio che ho sperimentato finora, ma anche la canzone da cui ho imparato di più.

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Lunar Call – Little Sunflower

Fresco fresco ecco l’ultimo singolo dei LUNAR CALL, io B. Raven alla voce e Claudio Mariani arrangiamento, chitarra, basso, programming e produzione.

Little Sunflower è un brano di Freddie Hubbard del 1967, ripreso poi con Al Jarreau nella versione cantata. La versione che i Lunar Call propongono è una visione lunare di un brano in realtà solare.

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Alle ore 21:00 del 19 maggio ci sarà la première su YouTube del video ufficiale, dove la protagonista è Chiara Rubino.

Swanz The Lonely Cat – At The Crossroad (With Robert Johnson Gone)

Swanz The Lonely Cat (unconventional folk)

Swanz The Lonely Cat è il progetto solista di Swanz, già autore, compositore e frontman dei Dead Cat in a Bag, band in equilibrio tra Folk Noir, Balcan, Tex-Mex e Post-Rock, con la quale ha inciso tre dischi dall’ottimo riscontro di critica, promossi in tour nazionali e all’estero, con aperture per Hugo Race Bonnie Prince Billy. La veste in solitaria lo vede esplorare un repertorio tradizionale e originale più legato al singersongwriting acustico, con incursioni elettroniche.

Il primo album, Covers On My Bed, Stones In My Pillow  (Desvelos, 2017) è dedicato alla reinterpretazione di brani classici: “Swanz dei torinesi Dead Cat In A Bag fa i conti con la propria formazione sentimental-musicale allestendo una raccolta di cover che include da Hank Williams ai Joy Division. Versioni scabre, dalle tinte espressioniste e pre-moderne, contemporaneamente modernissime nell’escogitare ancestrali drones folk sui quali l’espressività della voce indaga asprezze e sussurri senza farsi caricatura.” (Alessandro Besselva Averame, Rumore). Il singolo su vinile My Fair Drama Queen / 21 Years esce nel 2020 per Gustaff Records.

Il live è incentrato su un folk non di rado teatrale, tra rimandi filologici e stile eterodosso: “Tutto suona come una specie di conforto, una cosa tipo ‘qui sei al sicuro, amico’ nonostante quella sua voce cavernosa e le atmosfere cupe di buona parte del repertorio che ci aspetta. Il pubblico è con lui, sembra volergli bene o comunque a me sembra impossibile non volergliene brano dopo brano, chilometro dopo chilometro, sempre più lontano dalla città che contiene questo circolo Arci e la mia clandestinità. Un eroe, insomma.” (Alessio Cerasani, Erba Magazine)

Da anni, parallelamente al lavoro con la band, Swanz appare  sui palchi come compositore, musicista in scena e attore in spettacoli di compagnie come Teatro di Dioniso/Teatro Stabile di TorinoBalletto Civile/Michela LucentiMarta Di GiulioGabrielli & MiglioraKulturscio’kAlessandra Dell’AttiCirco Delicia, EgriBiancoDanza, Barbagallo & Bonsangue.

Ha inoltre collaborato, dal vivo e su disco, con progetti di folk alternativo e sperimentale come Gentless3, Silent Carnival, Thomas GuiducciHo.bo, Midnight Scavengers, Liam MacKahey, con cantautori come Federico Sirianni, Andrea Tarquini, Davide Tosches, Gianluca Mondo e progetti più sperimentali come quelli di Gianni Maroccolo (CCCP, CSI)Barbagallo. La presentazione del live solista è avvenuta in apertura ai CousteauX e proseguita con partecipazione a concerti di Cesare Basile, oltre che con esibizioni nei club.

Attualmente, oltre a un disco in coppia con Stella Burns (insieme a Diego Sapignoli e Francesco Giampaoli dei Fatalists), Swanz The Lonely Cat lavora a un album strumentale ispirato alla colonna sonora da lui composta per il Macbeth, progetto elettroacustico tra drone music, minimalismo e musica concreta, e a un disco di inediti che vede tra gli ospiti Davide ToschesDan Solo, Michele Gazich, Alain Croubalian (Dead Brothers), oltre al quarto capitolo dell’avventura dei Dead Cat in a Bag, pronti a tornare con uno spettacolo teatrale intitolato Cabaret de la Nuit, attendendo la prosecuzione del recital solista Swanz’s Hotel Chronicles, incentrato sulle camere d’albergo, già andato in scena prima della pandemia.

Ama molto i gatti e ha una micina di nome Kitty.

Consiglio l’ascolto e la visione del suo ultimo singolo,  At The Crossroad (With Robert Johnson Gone), un blues moderno e noir ispirato a e da Robert Johnson. Il video, molto intimo e ricco di dettagli accompagna un testo emozionante:

“La canzone è un blues. Un blues moderno direi, senza assoli, ma narrativamente classico. Si parla dello scandalo di fronte alla disgrazia, si ringrazia sia Dio che il Diavolo per il blues stesso.
Le frasi centrali sono prese da Crossroad Blues di Robert Johnson. Il titolo stesso cita Robert Johnson, che però non c’è. Ma c’è la sua eredità.”

Written by Swanz The Lonely Cat Recorded and mixed by Davide Tosches at Confine Del Bosco Studio (Cavagnolo) Video by Plastikwombat

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Aedy – The Dragon’s Mountain 10th anniversary

Gli AEDY (nome liberamente ispirato a quello degli antichi cantastorie itineranti della Grecia Arcaica – aedi) nascono il 1° marzo 2008 da un’idea di Emiliano Pala batterista e fondatore della band.

Con una connotazione Power Symphonic metal e da sempre ispirati ai racconti e romanzi de La Saga di Ubnor, gli Aedy pubblicano nel febbraio 2010 la loro prima demo The Dragon’s Mountain, apri fila alla concept music della band.

Nel 2020 Emiliano Pala (Emi), Massimo Molinari (Molly) e Alessandro Iannuzzi (Rodd Rock), dopo la composizione delle canzoni per l’ep Agunor’s Heirs part.2, incontrano Emiday, cantante di impronta lirica e con un progetto solista già avviato, la quale si unisce al gruppo e nell’ottobre dello stesso anno registrano al TDE productionZ Studio di Simone Momo Riva il nuovo singolo, il decennale della loro canzone d’esordio, The Dragon’s Mountain 10th anniversary.

Per il singolo è Alessandra Belgio, già illustratrice del primo libro della Saga di Ubnor (La creazione degli Amodal) a realizzare la cover raffigurante Agunor, Padre dei Draghi. Musicista ospite nella canzone è Raffaella Carrera al violino, prima violinista della band, tornata a collaborare in studio con la band.

Formazione: Emiday: Voce & Tastiere Molly: Chitarra Rodd Rock: Basso & Voce Emi: Batteria

L’ultimo singolo della band è “The Dragon’s Mountain 10th anniversary”,  un brano con ottime sonorità Symphonic Metal e un sapore gotico ben sottolineato da un arrangiamento accurato e una linea melodica accattivante e ben studiata.

La complessità della struttura del brano merita attenzione così come la gestione delle dinamiche e la bellissima voce delicata e precisa di EMIDAY che dona alla canzone eleganza e potenza.

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Yattafunk – Motu Generation

Gli Yattafunk sono una band funk metal italiana che mescola il sound del funk metal anni ’90 di matrice americana con l’hard rock e l’heavy metal.

Debuttano nel 2016 con l’album “Yattafunk Sucks” e a ottobre 2020 fanno uscire il loro secondo album “Escape From Funkatraz”, entrambi gli album sono sotto etichetta Ghost Record Label. Funk Norris (voce e chitarra ritmica), Arnold Funkenegger (chitarra solista), Funkardo DiCaprio (basso) e Funkester Stallone (batteria) sono evasi dal penitenziario di Funkatraz e sono tutt’ora ricercati in tutto il globo tanto da essere costretti a fuggire ogni volta che termina un loro show per non essere catturati di nuovo.

Il brano che propongo è MOTU GENERATION dall’album Escape From Funkatraz che vi consiglio di ascoltare per intero. Suoni potenti, melodie che catturano e tanto groove. Questa band ha uno stile originale e una botta di energia da palco anche nelle registrazioni. Fatelo oggi, ascoltateli.

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Sweet Opus Sounds – “Watch Out”

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SWEET OPUS SOUNDS è una casa di produzione musicale, un’etichetta e un artista, formata da musicisti di lunga data e forti radici nel settore.

Il loro punto di forza è un approccio alla musica guidato dalle canzoni e dai cantanti che le interpretano, con il proprio stile.

Questa è la volta di Rudey Barnes che con la sua voce regala ulteriore groove ad una composizione potentissima, raffinata e innovativa.

Se non lo conoscete vi consiglio di andare a leggere la sua biografia e di ascoltare i suoi brani qui:

Per chi ama il funk “Watch Out” è assolutamente da ascoltare. La produzione è riuscita a rendere un sound retrò davvero moderno.

Il brano lo trovate anche nella mia playlist Rockin’ the FUNK

 

SOLO – “Don’t shoot the piano player”

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SOLO è il progetto solista di Giuseppe Galato che con Don’t shoot the piano player (it’s all in your head) ci trasporta in una dimensione lisergica con ottime sonorità e una voce ipnotica.

Le ispirazioni che saltano dai Pink Floyd ai Beatles e Rolling Stones sono tutte ben confezionate in questo brano piacevolissimo.

Direttamente dall’artista:

“Don’t shoot the piano player (it’s all in your head)” prende spunto da un immaginario surreale dove, ai suoni classici, si sovrappongono effetti sonori che destabilizzano l’ascoltatore, proiettandolo in un mondo psicotico: “A differenza di “Tomorrow never knows”, dove i suoni utilizzati dai Beatles erano dei campioni preregistrati, modificati per l’occasione, in “Don’t shoot the piano player (it’s all in your head)” ho voluto mantenere un approccio più “live”: tutti i suoni presenti nel brano sono, infatti, registrati a partire da una chitarra. Mi sono divertito a ricreare suoni peculiari, tutti diversi fra loro, utilizzando l’EBow e tutta una serie di effetti a pedale che vanno dai synth al Whammy, dai phaser al delay (mandandolo in autoscillazione), wha wha e via dicendo, utilizzandoli in maniera non necessariamente canonica, dando vita a un marasma di deliri acustici”.

Il brano è totalmente registrato da SOLO, con l’ausilio di Edoardo Di Vietri dell’Hexagonlab Recording Studio per l’inserto di pianoforte, mixing e mastering: “Oltre a voce, chitarre e basso, anche le percussioni le ho registrate da solo, in maniera alquanto peculiare, utilizzando bicchieri (l’idea l’ho rubata da “Sing this all together” dei Rolling Stones), pentole, cucchiai, scarponi e altri oggetti che mi dessero un suono percussivo. Il pianoforte, invece, è stato inserito da Edoardo Di Vietri, con cui avevo già collaborato sia con la mia band, la The Bordello Rock ‘n’ Roll Band, che su “Stati emozionali”: lui si è occupato anche di mix e mastering”.
La grafica che accompagna “Don’t shoot the piano player (it’s all in your head)” è a cura di Maria Dori Calabrese, affiancata da Raffaela Ruocco per la parte digitale.

 

VIDEO UFFICIALE: https://www.youtube.com/watch?v=CbOOsU1VxX8